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Domande frequenti

  • Un capo di maglieria di alta qualità si riconosce dall’insieme di diversi elementi, non soltanto dalla composizione indicata sull’etichetta. È importante valutare la qualità e la regolarità del filato, la compattezza della maglia, la precisione delle lavorazioni, la stabilità della forma e la cura delle finiture.

    La superficie dovrebbe apparire uniforme, senza zone eccessivamente rade, irregolari o trasparenti, salvo che queste caratteristiche siano il risultato di una precisa scelta stilistica. Collo, polsini e fondo devono mantenere la propria struttura senza deformarsi facilmente. Anche le unioni tra maniche, spalle e corpo devono risultare pulite, regolari e confortevoli.

    Al tatto, il capo deve essere piacevole ma non necessariamente morbidissimo fin dal primo momento: una morbidezza eccessiva può talvolta dipendere da trattamenti superficiali destinati a diminuire con i lavaggi. La qualità autentica emerge soprattutto nell’equilibrio tra morbidezza, consistenza, elasticità, tenuta della forma e durata.

    Per scegliere bene è quindi opportuno considerare:

    • qualità della materia prima;
    • lunghezza e finezza delle fibre;
    • titolo e torsione del filato;
    • numero di fili impiegati;
    • compattezza della maglia;
    • tipo di lavorazione;
    • precisione delle cuciture;
    • qualità dei bordi;
    • vestibilità;
    • capacità del capo di mantenere forma e aspetto nel tempo.
  • La dicitura “100% cashmere” indica la composizione della fibra, ma non descrive da sola la qualità complessiva del capo. Due maglioni con la stessa composizione possono essere molto diversi per caratteristiche della materia prima, quantità di filato utilizzata, lavorazione e finiture.

    Il prezzo può dipendere dalla finezza, dalla lunghezza, dall’uniformità e dalla purezza delle fibre selezionate. Fibre lunghe e regolari tendono a produrre un filato più resistente, compatto e durevole. Anche la selezione delle parti più pregiate del vello, il processo di separazione delle fibre più grossolane, la filatura e la tintura incidono sul risultato finale.

    Un altro elemento importante è la quantità di materia prima utilizzata. Un capo più compatto, pieno o costruito con più fili può richiedere una quantità maggiore di cashmere rispetto a un prodotto molto leggero e poco denso. Questo non significa che un capo leggero sia necessariamente inferiore: deve però essere progettato con un filato adeguato e una struttura coerente con il suo utilizzo.

    Il prezzo può inoltre riflettere:

    • qualità e provenienza della materia prima;
    • lunghezza e uniformità delle fibre;
    • numero di fili ritorti insieme;
    • densità della lavorazione;
    • complessità del punto;
    • tempo di produzione;
    • precisione del confezionamento;
    • trattamenti e lavaggi finali;
    • controlli di qualità;
    • luogo e standard di produzione;
    • ricerca sul colore, sulla vestibilità e sulle finiture.

    Per questo motivo, la percentuale riportata sull’etichetta è un’informazione fondamentale, ma non sufficiente per valutare il valore reale di un maglione.

  • Nella maglieria, il termine “finezza” può riferirsi a elementi differenti che non devono essere confusi: la finezza della fibra, il titolo del filato e la finezza della macchina da maglieria.

    La finezza della fibra descrive il diametro delle singole fibre, generalmente espresso in micron. Questo valore può influire sulla sensazione al tatto, sulla morbidezza e sul comfort.

    Il titolo del filato descrive invece il rapporto tra lunghezza e peso del filato. A seconda del sistema di titolazione utilizzato, un numero più alto può indicare un filato più sottile. Il titolo deve essere letto insieme al numero di capi, cioè al numero di fili singoli ritorti tra loro.

    La finezza della macchina, spesso indicata con il termine inglese gauge, riguarda il numero di aghi presenti in una determinata misura del letto della macchina. In generale, finezze elevate permettono di realizzare maglie più sottili e compatte, mentre finezze inferiori sono adatte a filati più grossi e a strutture più corpose.

    Questi valori non costituiscono da soli una classifica assoluta della qualità. Un capo di finezza elevata non è automaticamente migliore di un capo più spesso: cambia il tipo di prodotto, la sensazione, il peso e l’occasione d’uso.

  • Il micron è un’unità di misura utilizzata per indicare il diametro delle fibre. Un micron corrisponde a un millesimo di millimetro.

    In linea generale, una fibra più sottile può risultare più morbida e meno pungente sulla pelle. Tuttavia, il diametro non è l’unico parametro da considerare. La qualità del cashmere dipende anche dalla lunghezza, dalla regolarità, dalla pulizia e dalla resistenza delle fibre.

    Fibre molto corte possono creare una sensazione iniziale di grande morbidezza, ma tendono più facilmente a fuoriuscire dalla struttura del filato, formando peluria o piccoli accumuli superficiali. Fibre più lunghe e ben selezionate possono contribuire a ottenere un filato più stabile e resistente.

    Il valore in micron deve quindi essere valutato insieme a:

    • lunghezza media delle fibre;
    • uniformità del lotto;
    • presenza di fibre grossolane;
    • qualità della filatura;
    • torsione del filato;
    • densità della maglia;
    • trattamenti di finissaggio.

    Un singolo numero, senza ulteriori informazioni sul filato e sulla lavorazione, non basta per stabilire la qualità finale di un capo.

  • Il titolo del filato è un sistema tecnico che esprime il rapporto tra la lunghezza e il peso del filo. Serve a descriverne la dimensione, ma la sua interpretazione dipende dal sistema di titolazione adottato.

    Nelle titolazioni indirette, frequentemente utilizzate per i filati destinati alla maglieria, a un numero maggiore corrisponde generalmente un filo più sottile. Un’indicazione composta da due numeri può descrivere sia il titolo del filo singolo sia il numero di fili ritorti insieme.

    Per esempio, un filato formato da più capi può offrire una struttura diversa rispetto a un filo singolo: può risultare più equilibrato, resistente e regolare, ma il risultato dipende sempre dalla materia prima, dalla torsione e dal progetto del capo.

    Il titolo del filato contribuisce a determinare:

    • leggerezza;
    • compattezza;
    • trasparenza;
    • definizione del punto;
    • peso;
    • drappeggio;
    • resa termica;
    • tipo di macchina utilizzabile.

    Non esiste un titolo universalmente migliore. Un filato sottile può essere ideale per una maglia leggera da indossare sotto una giacca; un filato più corposo può essere preferibile per un capo caldo, strutturato o tridimensionale.

  • Lo spessore del filato condiziona il peso, il volume, la struttura, la definizione del punto e la percezione del capo indossato.

    Un filato sottile può dare origine a una maglia leggera, compatta e raffinata, particolarmente adatta alla mezza stagione, agli ambienti interni o alla sovrapposizione sotto una giacca. Per ottenere un buon risultato, la lavorazione deve comunque presentare una densità adeguata e una tensione uniforme.

    Un filato più spesso può creare un capo maggiormente isolante, voluminoso e materico. È spesso utilizzato per coste, trecce e lavorazioni tridimensionali, nelle quali il disegno del punto deve essere chiaramente percepibile.

    Lo spessore non coincide automaticamente con la qualità: un capo sottile può richiedere una grande precisione produttiva, mentre un capo spesso può utilizzare una quantità maggiore di materia prima. La scelta dipende dalla funzione desiderata, dalla stagione e dal risultato estetico.

  • Il numero di capi indica quanti fili singoli sono stati uniti e ritorti per ottenere il filato finale.

    Un filato a un capo è composto da un solo filo. Può offrire leggerezza e morbidezza, ma il suo comportamento dipende dalla struttura e dalla torsione.

    Un filato a due capi è formato da due fili singoli ritorti insieme. Questa costruzione può migliorare equilibrio, regolarità e resistenza. Filati composti da tre o più capi possono offrire maggiore corpo, consistenza e definizione.

    Il numero di capi influisce su:

    • spessore complessivo;
    • resistenza;
    • stabilità;
    • elasticità;
    • volume;
    • regolarità;
    • definizione della lavorazione.

    Più capi non significa necessariamente maggiore qualità. La qualità dipende dal modo in cui le fibre sono state selezionate, filate e ritorte, oltre che dalla coerenza tra il filato e il progetto del maglione.

  • La cardatura e la pettinatura sono processi di preparazione delle fibre che producono filati con caratteristiche diverse.

    Nel filato cardato le fibre mantengono una disposizione meno parallela e possono creare una struttura più soffice, voluminosa e leggermente pelosa. Questa tipologia è spesso utilizzata per capi caldi, morbidi e dall’aspetto avvolgente.

    Nel filato pettinato le fibre vengono ulteriormente allineate e le componenti più corte vengono maggiormente eliminate. Il risultato tende a essere un filato più regolare, liscio, definito e compatto.

    In termini generali:

    • il cardato privilegia volume, calore e morbidezza visiva;
    • il pettinato privilegia pulizia, regolarità e definizione;
    • il cardato può presentare una superficie più soffice;
    • il pettinato può offrire un aspetto più lineare e nitido.

    Non si tratta di una gerarchia qualitativa: sono due soluzioni diverse, scelte in base al tipo di capo e all’effetto desiderato.

  • La torsione è il movimento con cui le fibre, oppure più fili, vengono avvolti tra loro per creare un filato stabile.

    Una torsione ben calibrata contribuisce alla resistenza, alla regolarità e alla tenuta del filo. Una torsione molto bassa può rendere il filato particolarmente soffice e voluminoso, ma potenzialmente più delicato. Una torsione maggiore può offrire più compattezza e definizione, modificando però la sensazione al tatto e la fluidità del capo.

    La torsione deve essere equilibrata in funzione di:

    • lunghezza delle fibre;
    • finezza delle fibre;
    • numero di capi;
    • punto di maglia;
    • peso desiderato;
    • vestibilità;
    • uso previsto.

    La qualità non deriva quindi dalla torsione più alta o più bassa, ma dalla sua corretta progettazione rispetto alla materia prima e alla struttura del capo.

  • Il peso di un maglione dipende dalla quantità di filato utilizzata, dalla composizione, dallo spessore del filo, dalla taglia, dalla densità della lavorazione e dalla complessità del punto.

    Due capi della stessa composizione possono avere pesi molto diversi. Una maglia rasata leggera richiede generalmente meno materiale di un capo con trecce, coste profonde o lavorazioni tridimensionali. Anche un cardigan, per la sua costruzione, può richiedere più filato rispetto a un girocollo essenziale.

    Il peso non è da solo un indicatore di qualità. Un capo più pesante non è necessariamente migliore, così come un capo leggero non è necessariamente fragile. La valutazione deve considerare la coerenza tra peso, utilizzo, stagione, composizione e densità.

    Un capo leggero di alta qualità deve mantenere un buon equilibrio tra trasparenza, compattezza e stabilità. Un capo pesante deve risultare confortevole, ben bilanciato e non deformarsi sotto il proprio peso.